OPERA CONCERTO
Martedì 11 Novembre 2025 ore 20.30
GALÀ ARIE D’OPERA ACCADEMIA AMO
Giuseppe Verdi, “Preludio” da La Traviata
Pianoforte Shuxuan Rao e Xinye Shen
Pietro Mascagni, “Intermezzo sinfonico” da Cavalleria rusticana
Pianoforte Francesco Bertotto
Giacomo Puccini, “Intermezzo” da Manon Lescaut
Pianoforte Sejeong Park
Giacomo Puccini, “Intermezzo” da Suor Angelica
Pianoforte Gaia De Lorenzi
Riku Matsubara
Wolfgang Amadeus Mozart, “Il mio tesoro intanto” da Don Giovanni
Pianoforte Shuxuan Rao
Jing Huang
Leonard Bernstein, “Glitter and Be Gay” da Candide
Pianoforte Sejeong Park
Elena Malakhovskaya e Xiaosen Su
Giuseppe Verdi, “Sempre libera” da La Traviata
Pianoforte Francesco Bertotto
Xiaosen Su
Giuseppe Verdi, “O figli miei, ah, la paterna mano” da Macbeth
Pianoforte Gaia De Lorenzi
Woojin Kim
Georges Bizet, “Comme autrefois” da Les pêcheurs de perles
Pianoforte Sejeong Park
Ziyu Wu
Giuseppe Verdi “Ave Maria” da Otello
Pianoforte Shuxuan Rao
Riku Matsubara
Giuseppe Verdi “Ella mi fu rapita... Parmi veder le lacrime” da Rigoletto
Pianoforte Xinye Shen
CANTANTI selezionati Accademia AMO
PIANISTI selezionati Accademia AMO
REGIA FRANCESCO BOCCHI (Accademia AMO)
Costumi in collaborazione con Kloida Sinani
Main Sponsor Accademia AMO Techbau
Con il sostegno di Fondazione BPN
Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara in collaborazione con Accademia
dei Mestieri d’Opera del Teatro Coccia AMO
Semonide di Amorgo, Biasimo delle donne
Avrebbe dovuto assumere l’aspetto disteso e scintillante di un concerto, ma il richiamo alla messa in scena, sempre irresistibile in un teatro, ha condotto poi alla scelta di una vera e propria rappresentazione. Suonerà il pianoforte sul palco, col gesto vivo dell’esecutore alla ribalta, e anche per questo non si è inteso comunque ignorare la vocazione iniziale dell’evento, che manterrà pertanto una forma ibridata: del concerto preserverà la successione in quadri giustapposti, ma connessi, attraversando atmosfere disparate, dal riso alla malinconia, dalla seduzione, dall’amarezza, al fastidio.
La raffinata veste del Gala verrà ulteriormente valorizzata dall’utilizzo degli abiti firmati dalla stilista Kloida Sinani ispirati alle protagoniste delle opere in cartellone nella Stagione 2025Molto il canto per voce femminile, e gli interventi maschili a evocar donne: va da sé, protagonista quasi assoluto sarà il femminino – un femminino tuttavia occhieggiato come in una favola, del tutto lontano dalle attuali retoriche sulla figura della donna, accese e quanto mai necessarie, e dall’urgenza di innalzare in questa sede e con violenza un vessillo ideologico.
L’intento conclusivo sarà proprio di giungere a una semplice e commossa neutralizzazione della tensione maschile-femminile, dimostrando che, sul terreno dell’astrazione, al di là di ogni scontro, ogni rivendicazione, ogni categorizzazione, uomo e donna altro non sono che naturalezza ancora animale, oggettività di corpi, persino un po’ banali e triti nella loro evidente complementarità. Desiderando suscitare con le retoriche di cui sopra una dialettica costantemente ironica e variopinta, ci si è lasciati suggestionare in primis dal terribile catalogo di Semonide di Amorgo (VII sec. a. C.), dal quale le donne vengono incluse in una manciata di categorie animali ed elementali (volpe, cane, scimmia, cavallo, acqua marina, terra, cavallo, maiale, ape) a seconda dei loro tratti caratteriali, vizi e (talvolta) virtù; frammenti di quest’opera emergeranno stentoreamente dal tessuto musicale, accompagnando lo spettatore di fiera in fiera, attraverso miriadi di potenziali corrispondenze brutali e affascinanti fra eroine della lirica e bestiole alla Esopo.
La scena, gli oggetti creano un rapporto concreto, esclusivo ed allusivo con il proprio personaggio: una tinozza, un divano, un tavolo, una sedia, stoviglie, gioielli... un microcosmo che rimanda a una tradizionale domesticità al femminile. Indiscusso galletto del pollaio, unico a poter contare su una solida apparenza virile, sarà un elegante manichino, ora vezzeggiato puppet da teatro di figura, ora sbeffeggiato e sbatacchiato ninnolo privo di funzione.
La gabbia concettuale in cui lo sguardo maschile costringe da secoli la donna, unitamente alla visione di sé della donna stessa, raggiungerà un’angustia disturbante, disarmante, il conflitto un punto di stallo che farà forse dubitare di poter essere superato: si rivelerà allora necessario un intervento repentino, armonizzato, da parte dei due universi, per lasciarsi scivolare di dosso le categorie, le maschere che travisano i volti comunemente, meravigliosamente umani.
Quiete, infine: il coro rissoso delle convenzioni dure a morire si interromperà lasciando spazio alle parole del poeta Umberto Saba (1883-1957), già datate, è vero, ma sicuramente proiettate verso un territorio pacifico, dove amore e riconoscimento reciproco aprono orizzonti di speranza.
«E così... ti ritrovo... in tutte le femmine di tutti i sereni animali che avvicinano a Dio; e in nessun’altra donna»
Umberto Saba, A mia moglie
Francesco Bocchi
