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I CORTI DEL COCCIA – OPERA ZAPPING DAL VIVO!

7 titoli, 7 compositori, un filo conduttore tra brevi opere, da gustare tutte d'un fiato

TUTTO IN UNA NOTTE
musica di Federico Gon
soggetto e libretto Stefano Valanzuolo
Pasquale Greco l’insonne

direttori d’orchestra Margherita Colombo (19 giugno) Allievi Accademia AMO (20 giugno)
regia Roberto Recchia
scene Matteo Capobianco
costumi Silvia Lumes
luci Ivan Pastrovicchio
Orchestra Giovane Ensemble Guido Cantelli
produzione Fondazione Teatro Coccia in collaborazione con Accademia AMO

L’opera è sostenuta da SCENA UNITA - per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo, fondo privato gestito da Fondazione Cesvi - organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, fondata a Bergamo nel 1985 – in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub.

Due giovani compositori e cinque maestri sono gli autori delle sei partiture che formano l’opera.
Tutto in una notte: sette storie diverse, un percorso fatto di sette perle collegate - o forse no - da un ipotetico filo rosso condotto da un attore cantante; un personaggio che racconti ogni micro opera ogni volta diversa, accompagnando per mano lo spettatore attraverso le varie atmosfere ed i diversi colori senza lasciare mai che l’attenzione cali…
I titoli: Diva killer, De due ne famo una, Un paio in tre, Stracci di poesia, L’autopsia, Dormire, Guarire forse, Magic moments.

musica, soggetto e libretto di Alberto Cara
regia Stefano Ferrara (Accademia AMO)
soprano Alina Tabolina (Accademia AMO)
tenore Nanxin Ye (Accademia AMO)

Il camerino della Diva. La diva, avanti negli anni, già truccata e vestita, davanti allo specchio.
Un Fan si introduce nel camerino della Diva, poco prima che questa entri in scena per una recita di Tosca (oppure La fanciulla del West). Lei, sorpresa, vorrebbe mandarlo via, ma lui la implora: non esiste al mondo persona che la ammiri di più; in effetti dà prova di conoscere nei minimi dettagli le sue esecuzioni, da quelle memorabili alle défaillances. Lusingata, la Diva accetta i complimenti.
Però, dice, ora deve concentrarsi, ché sta per andare in scena.
Il Fan le chiede prima un favore: vorrebbe che lei cantasse l'aria di Zoreide, Come dardi i lumi tuoi da Le nequizie d’Amore (o La ganga affacetata) di Aristide Zanni. Lei risponde che davvero non può farlo: non canta il barocco da quando esordì, 30 anni prima, proprio in quel ruolo a Spoleto. La sua voce è cambiata, è più spessa, grave.
Il Fan insiste: vuole ricordare quei momenti, la voce e la figura di una giovane donna che lo aveva catturato e portato in giro per il mondo, di teatro in teatro, di recita in recita.
Ora lei è irritata, davvero: è un'artista matura, una donna matura! Tutto questo ha il suo peso e, anche, la sua bellezza…

musica, soggetto e libretto di Cristiano Serino
regia Elena Masullo (Accademia AMO)
soprano Maria Grazia Piccardi (Accademia AMO)
mezzo soprano Caterina Dellaere (Accademia AMO)

La NOTTE. La luna a sinistra, a destra una stella. Si risvegliano, aprono gli occhi, si guardano, si avvicinano lentamente.
La prima notte.
La Luna e la Stella parlano, ci osservano guardano ridacchiando alcuni spettatori, sussurrano, sorridono e tradiscono da subito un’affinità e una simpatia. Aria della Luna. Aria della Stella. L’alba si avvicina e Luna e stella si promettono di rivedersi la notte successiva.
Il GIORNO
La seconda notte.
Luna e Stella si dichiarano amore e danzano il loro amore con intensità sempre crescente. Duetto. I due amanti vengono sorpresi dall’improvviso arrivo del giorno che si annuncia chiassoso e caotico con la sua rumba caciarona,
L’ultima notte.
Luna e Stella sono annoiate e stanche di essere assieme. Aria della Stella che inizia a prendere le distanze. Aria della Luna che nostalgicamente ricorda i momenti belli mentre anche lei lentamente si allontana dal centro per tornare dove era all’inizio dell’opera. La stella a destra, la luna a sinistra. Torna la musica della notte. Luna e Stella chiudono gli occhi.

musica di Paola Magnanini (Accademia AMO)
soggetto Stefano Valanzuolo
libretto Vincenzo De Vivo
regia Salvatore Sito (Accademia AMO)
soprano Federica Vinci (Accademia AMO)
mezzo soprano Simona Ruisi(Accademia AMO)

L’opera si apre con un antefatto: Massimiliano, il pianista, riceve un messaggio da parte di Roberta, che lo invita quella sera stessa a recarsi presso il suo appartamento. Ha parlato a Marina, sua amica e coinquilina, e pare che quest’ultima abbia in serbo per lui qualcosa di speciale. Si prospetta una serata indimenticabile. Da queste poche parole ambigue nasce l’equivoco: Massimiliano appoggia il libro di Truman Capote che stava leggendo e comincia compiaciuto a fantasticare. Trattandosi di un prodotto della sua fantasia, contaminata dalle parole del grande scrittore che Massimiliano ha appena letto nel libro che ha appoggiato, non stupisce che le due protagoniste indossino abiti tipici degli anni ’60 e alle “pareti” siano appesi due capolavori della pop-art made in USA (“Still life #30” di Tom Wesselmann, realizzato nel 1963 che rappresenta proprio una cucina e ci permette anche di ambientare la vicenda, “Shot Marilyns” di Andy Warhol realizzato invece nel ’64, forse il più celebre richiamo artistico di quegli anni, che viene simpaticamente rielaborato dalla mente del pianista utilizzando il proprio volto, quasi come a voler firmare quello che sta accadendo). Massimiliano inoltre è presente ad “orchestrare” la vicenda (seppur in disparte, per questioni logistiche). Un breve epilogo chiarisce l’equivoco: la musica finisce e si ritorna alla situazione di apertura. Massimiliano trepidante e compiaciuto risponde al messaggio di Roberta esplicitando le sue intenzioni (in modo non volgare), ma finisce per fare una pessima figura.

musica di Joe Schittino
soggetto e libretto Stefano Valanzuolo
regia Salvatore Sito (Accademia AMO)
soprano Sachi Nogami (Accademia AMO)
mezzo soprano Sabrina D’Amato (Accademia AMO)

“La bellezza salverà il mondo”. Con questa celebre frase di Dostoevskij si potrebbe riassumere il concetto alla base dell’allestimento. Una scena minimale, ambientata in un contesto urbano, caratterizzata da pochi elementi significativi. Sopra tutti la poesia. La poesia su carta, intima, manoscritta: appesa ai lampioni, disseminata in ogni angolo, a rappresentare la forza di una bellezza che non si arrende alla corsa del progresso. Ma non solo. C’è una poetica intrinseca nella nostalgica rappresentazione degli spazi, delle forme, dei colori, nella caratterizzazione dei personaggi, ispirati ad artisti straordinari vissuti a cavallo del 1900 come Chaplin e Hopper. Ad uno spartito ricco di suggestioni l’opera accosta un libretto intenso dal quale, in armonia con quanto detto finora, ho voluto estrapolare un concetto in particolare: la solitudine dell’uomo moderno. La condizione della donna ricca, infatti, si contrappone a quella di una donna povera, sporca e ricoperta di “stracci”, eppure molto più felice, che ispirata alla pittura di Hopper (“poetica della solitudine”) svolgerà il ruolo dello specchio. La vita frenetica che conduce la ricca signora al fine di mantenere un elevato tenore di vita le impedisce di coltivare relazioni significative. Oggi più che mai possiamo renderci conto di quanto sia facile scivolare nella solitudine, di quanto lo sviluppo della tecnologia, ad esempio, per quanto naturale e inarrestabile, contribuisca in maniera determinante ad aumentare le distanze, ad annullare la socialità. La poetessa, al contrario, vivendo nell’indigenza sembra libera di poter costruire un’esistenza significativa, di potersi esprimere mediante le sue poesie, di poter condividere la vita e non sentirsi mai sola attraverso la semplicità. Un contrasto talmente poetico e intenso che porterà ad un inevitabile momento di svolta e di crescita personale.

musica, soggetto e libretto di Federico Biscione
regia Mirco Michelon (Accademia AMO)
soprano Laura Ali (Accademia AMO)
baritono Wankyung Park (Accademia AMO)

Nell’ambulatorio del medico legale tutto è pronto per una autopsia. Il Dottore è lieto poiché questa sarà l’ultima autopsia prima della pensione. Mentre sta per operare, rimane atterrito poiché il cadavere muove un arto. Pensando poi che si sia trattato di un’allucinazione dovuta alla stanchezza, ritrova la calma e si riavvicina al cadavere, che questa volta si anima completamente: il Dottore è impietrito. La Morta, donna giovane e bellissima, è folgorata dal classico colpo di fulmine e dichiara immediatamente al Dottore la propria passione; il medico si riprende pian piano, e subisce fortissimo il fascino dei suoi occhi, in cui vede la luce dell’eternità. Dopo una richiesta di amore eterno da parte di lei, il Dottore rimane incerto, ma i due si avvicinano per baciarsi. Sipario.

musica di Salvatore Passantino (Accademia AMO)
soggetto Stefano Valanzuolo
libretto Vincenzo De Vivo
regia Stefano Ferrara (Accademia AMO)
soprano Laura Ali (Accademia AMO)
soprano Miryam Marcone (Accademia AMO)

Un’opera inedita che in poco meno di dieci minuti racconta la malattia e le sue sfaccettature: il rapporto tra un malato di Covid e il suo infermiere, la conoscenza, l’incontro tra due anime, un percorso di guarigione fisica e spirituale. L’opera è dedicata al personale infermieristico dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e per estensione a tutti gli infermieri che da tanti mesi stanno dando il loro fondamentale contributo per assistere chi sta combattendo la battaglia contro il Covid, ma anche con altre malattie. La storia si ispira a fatti recenti. Ad un rapporto improvviso ed emozionante che lega, per un attimo solo, un'infermiera ad una malata. Un rapporto leggero, costruito su piccolissimi gesti, ma importante. La scena è stata suggerita dall'immagine famosa dell'infermiera addormentata sul PC, durante la prima ondata di Covid.

musica di Marco Taralli
soggetto Stefano Valanzuolo
libretto Vincenzo De Vivo
regia Mirco Michelon (Accademia AMO)
soprano Miryam Marcone (Accademia AMO)
baritono Semyon Basalaev (Accademia AMO)

Studio del Mago. Aria di sortita in cui il Mago prova a descriversi, all'inizio, come taumaturgo infallibile. Ma poi, piano piano, scopre le carte e si rivela per quello che è: un cialtrone, morto di fame. Un campanello interrompe i suoi pensieri e apre la strada alla... Cabaletta del Mago: "Finalmente ecco un cliente, pronto all'uopo è già il veggente"! Dialogo tra cliente e mago in cui lei cerca rassicurazioni circa i presunti poteri di lui ("La scienza è inesatta, mi renda soddisfatta..."). Il Mago la rasserena ("Io guardo nel futuro, con me va sul sicuro ...") e la invita a esporre il problema. Aria della cliente ("Più di me non v'è tapina..."), in cui la signora tira fuori ogni sorta di guaio: il marito perde al gioco, il bambino ingrassa senza scampo, la figlia è stata lasciata dal fidanzato, il gatto le porta in casa tutte le gatte del quartiere e lei - soprattutto - desidera un uomo! Aria del Mago "" Le salsicce dia al felino, le sottragga al suo bambino... ") in cui afferma di porre rimedio - tra carte taroccate, pendolini che gli cascano di mano e fondi di caffè sui quali starnutisce impunemente - a ogni problema. Lei, di fronte alle risoluzioni prospettate, ribadisce la stessa perplessità, sempre: "Si vabbè, la storia è bella, ma poi resto io zitella?!". FINALE