immagine Ernani


BOCCACCIO DELIVERY
OVVERO LA VENDETTA DI CISTI FORNAIO

Da uno spunto di G. Boccaccio
Musica e libretto di Alberto Cara

Direttore Carlo Emilio Tortarolo (Accademia AMO)
Regia Salvatore Sito (Accademia AMO)

Paolo Fuscecchio Federica Vinci (Accademia AMO)
Dario Manisca Semyon Basalaev Il Rider Andrea Tabili
Il Rider Andrea Tabili

Ensemble del Teatro Coccia
(Eugenio Solinas/Emma Borrelli violoncelli, Simone Benevelli clarinetto, Alessandro Gerlo percussioni)

LA ZUPPA DI SASSO
Tratta da una antica fiaba europea

Musica di Federico Biscione
Libretto di Stefano Simone Pintor

Direttore Carlo Emilio Tortarolo (Accademia AMO)
Regia Stefano Ferrara (Accademia AMO)

Tiziana Miryam Marcone
Gaia Caterina Dellaere
Semprino Mauro Secci

Ensemble del Teatro Coccia
(Eugenio Solinas/Emma Borrelli violoncelli, Simone Benevelli clarinetto, Alessandro Gerlo percussioni)

Produzione Fondazione Teatro Coccia
Progetto speciale in collaborazione con Atl della Provincia di Novara e Comune di Sizzano

Una Mini Opera è dedicata al vino: Boccaccio Delivery, ovvero La Vendetta di Cisti Fornaio (da uno spunto offerto dalla seconda novella della IV giornata del Decameron).

Paolo Fuscecchio, compositore, deve scrivere un’opera che parli del vino; la sua idea di trarre il libretto dalla novella seconda, giornata sesta, del Decameron, che racconta di Cisti fornaio e del suo nobile vino, entusiasma il committente. Tuttavia, rileggendola, Paolo si rende conto che la novella non si adatta facilmente al ritmo di uno spettacolo. Temendo di non portare a termine il lavoro, Paolo spera nell'aiuto dell'amico Manisca, famoso sceneggiatore e fresco Premio Oscar, e lo invita a cena. Mentre cucinano, e bevono, si mettono a ragionare sulla novella, seguendo la sperimentata tecnica maieutica del Manìsca: si raccontano la novella, la interpretano, la inscenano, la vivono! Nel frattempo, tra una bottiglia e l'altra, la cena è rovinata: la pasta è scotta, e i due corrono ai ripari ordinando una cena delivery dal ristorante cinese “La Grande Muraglia”; inoltre, la storia concepita da Dario Manìsca, il quale manifesta una sbornia piuttosto cattiva e villana, è del tutto inadeguata, senza senso. Ormai sbronzi, e scontenti del lavoro fatto, iniziano a litigare rinfacciandosi l’un l’altro l’insuccesso, fino a darsele di santa ragione. Per lenire i postumi dell'acol e della botte, Paolo offre a Dario i “francobolli” di sua zia, che altro non sono, però, che blotter imbevuti di LSD. Qualcuno suona alla porta: è il rider de “La Grande Muraglia” che a Paolo e Dario, deliranti, appare come Cisti fornaio. Il panico causato dalla visione spinge i due a comportarsi in modo bislacco, tanto da far infuriare il rider/Cisti fornaio. Di fronte al loro pentimento, e dopo una solenne strigliata, Cisti li perdona dall'alto della sua benevolenza ultraterrena. Alla sua uscita, Paolo e Dario svengono

L’azione si svolge nel giardino di una casa di paese. Tiziana, la proprietaria, sta litigando con Gaia, la vicina. Le due s’accusano vicendevolmente delle peggiori nefandezze. In quel momento giunge Semprino, un venditore ambulante che tenta di piazzare qualche oggetto. Gaia cerca di allontanarlo dandogli una moneta, ma l’uomo non accetta elemosine, chiede solo un piatto caldo in cambio di un oggetto; quindi propone loro di prendere un suo quadernino. Nel vedere quell’oggetto, Tiziana s’infuria nuovamente: afferma che un suo importante quaderno le è stato sottratto da Gaia. Le due donne ricominciano a litigare, e nel tafferuglio Semprino viene fatto cadere a terra assieme al suo carrellino. Gaia fa per rientrare in casa (ma invece si nasconde a origliare), mentre Tiziana rimane sull’uscio a osservare il viandante che raccoglie le proprie cose. Fra quegli oggetti, Tiziana nota un sasso e comincia a prendere in giro Semprino per le sue vendite da truffatore, ma il viandante risponde che quel sasso non è in vendita, ha proprietà magiche: se messo a bollire, produce la zuppa più buona del mondo. Sorpresa e incuriosita da quelle assurdità, Tiziana lo sfida a fargli una zuppa seduta stante, e appronta in giardino un fornello e un pentolone. Semprino mette il sasso a bollire, ma nulla sembra accadere. Tiziana va su tutte le furie, credendo di avere smascherato l’imbroglione. Afferma che a lei, che ha un ristorante, non la si può prendere in giro: una zuppa non può chiamarsi tale senza avere almeno un po’ di verdure. Semprino si limita a fare spallucce, e Tiziana, spiazzata, rientra in casa a prendere delle verdure, curiosa di vedere fin dove si spingerà quella pagliacciata. Interessata a ottenere il sasso, Gaia esce dal nascondiglio e si avvicina a Semprino, invitandolo a entrare e a cucinare da lei, in cambio di un piatto vero. Ma la cottura della zuppa – dice Semprino – una volta cominciata, non si può fermare, quindi esorta la donna a portare lì fuori un po’ di carne, da aggiungere alla zuppa. Gaia accetta, purché la zuppa la mangino solo loro due, senza quella incapace di Tiziana. Gaia rientra in casa e torna Tiziana, con le verdure tagliate. Semprino le versa nel pentolone e poi assaggia: la zuppa è buona, ma manca del riso da accompagnare alla carne (che il sasso farà comparire a breve…). Sentendosi presa in giro, Tiziana comincia ad accusare Semprino di essere un inviato televisivo in combutta con Gaia, che sarebbe disposta a tutto pur di screditarla di fronte al mondo. Semprino non si scompone, e chiede nuovamente del riso. Decisa a sfidare il mondo per dimostrare il suo valore, Tiziana rientra in casa urlando ai quattro venti che lascerà tutti di sasso con la sua magnifica zuppa. Ritornata Gaia con la carne, Semprino la versa nel pentolone e assaggia: la zuppa è ottima, anche se mancano dei fagioli da accompagnare al riso (che il sasso farà comparire a breve…). Gaia è estasiata dalle proprietà di quel sasso che fa comparire le verdure dal niente, e rientra in casa guardando avidamente gli altri sassi sul selciato. Quindi inizia una spola delle due donne che entrano ed escono di casa a turno senza mai incontrarsi, ognuna portando un nuovo ingrediente, e meravigliandosi sempre più per gli ingredienti che il sasso fa man mano apparire. Finalmente la zuppa è pronta, grida Semprino. Le due vicine, trovandosi di nuovo l’una di fronte all’altra, riprendono a litigare, fin quando Semprino le zittisce ficcando una cucchiaiata di zuppa in bocca a ognuna. Le due donne cambiano immediatamente umore: la zuppa ricorda loro il sapore dell’infanzia e fa riaffiorare i ricordi della loro antica amicizia: tra una cucchiaiata e l’altra si chiedono vicendevolmente scusa. Il pasto è terminato e Semprino fa per rimettersi in cammino. Le due donne tentano di fermarlo, ma invano. Semprino deve andare: ci sono ancora molti litigi da ricomporre e molte zuppe di sasso ad attenderlo da qualche parte, sulla via. Le due donne salutano Semprino tra le risate sgorgate contagiosamente dalla felicità e dalla gratitudine.


Le mini opere, inoltre, si sono aggiudicate il bando PROGETTI indetto da SCENA UNITA - per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo è un fondo privato gestito da Fondazione, Cesvi - organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, fondata a Bergamo nel 1985 – in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub.